Qual è la mia strategia❓

Buon sabato a tutti!

Oggi scrivo in risposta a un’email che mi è pervenuta da un nuovo lettore qualche giorno fa. Ho pensato di fare un post perché potrebbero essere informazioni utili a tutti. In poche parole andrò a sviscerare qual è il mio approccio agli investimenti.

Ovviamente non ho la bacchetta magica e la mia strategia va bene per me e non assicuro che vada bene per tutti. Infatti, investendo in gran parte in azioni, ricordo che i mercati possono avere momenti negativi anche prolungati nel tempo e bisogna quindi essere disposti a sopportare ribassi pesanti del portafoglio.

Innanzitutto ricordo qual è il mio obiettivo: CREARE UN FLUSSO DI DIVIDENDI CRESCENTE NEL TEMPO.

Trading di profitto. Strategie operative su Forex, azioni e future: 1

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Il metodo Warren Buffett. I segreti del più grande investitore del mondo

Investire For Dummies

1️⃣ La prima domanda che mi è stata fatta è come faccio ad avere un flusso di dividendi mensile, visto che gran parte delle azioni italiane distribuiscono i dividendi annualmente.

✔️ Effettivamente buona parte dei titoli staccano dividendo tra aprile e giugno (soprattutto le azioni italiane) e infatti nel report vedrai che in quei mesi ho entrate molto più alte.
Ho però anche molti ETF, certificates, obbligazioni e fondi che staccano in periodi diversi (alcuni ETF e certificates anche mensilmente). Ad esempio molti ETF staccano trimestralmente, alcune azioni semestralmente (Eni, Enel, Terna, Snam, ASTM,…), quindi al fine ogni mese ho entrate di almeno 200 euro.

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2️⃣ La seconda domanda riguarda come penso di impiegare i dividendi che vengono accreditati ogni mese. Li reinvesto o li utilizzo per vivere?

✔️ Attualmente li reinvesto. Nello specifico mi piace riprendere una delle massime di Warren Buffett, ovvero “Spendi quello che non risparmi, non risparmiare quello che non spendi”. Ogni mese, quando ricevo lo stipendio, mi do un budget di spesa e lascio quella somma sul conto corrente. La differenza va a finire sul conto riservato agli investimenti. Quindi ogni mese posso investire un importo che è dato dalla somma dei dividendi accumulati nel mese più una parte dello stipendio.

L’obiettivo è arrivare ad avere una rendita tale che, un giorno, mi possa permettere di ritirarmi dal lavoro.

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3️⃣ Terza domanda, la cui risposta ha un taglio in parte tecnico, in parte comportamentale: “i titoli li hai selezionati solo per il loro dividendo o hai anche fatto un’analisi tecnica sul prezzo del titolo e un’analisi fondamentale della società?

✔️ Esistono studi contrastanti. C’è chi sostiene che comprando l’indice azionario mondiale si ottengono i risultati migliori, che invece dimostra che i titoli ad alto dividendo hanno sempre sovraperformato.

Penso che non esista una risposta univoca, dipende dai periodi considerati nello studio. In linea generale si può dire che i titoli ad alto dividendo hanno minore volatilità, quindi reggono meglio nei periodi negativi e sono meno reattivi nei cicli favorevoli.

Detto questo e detto che non faccio analisi tecnica, la mia strategia prevede l’entrata per piccoli importi in maniera costante, come se facessi un piano d’accumulo. Attraverso l’acquisto di fondi e ETF ho un’ampia diversificazione settoriale e geografica. Spesso però non resisto alla tentazione dello stock picking, ovvero all’acquisto di singole azioni. In questo caso il rischio di errore è più alto: qualche cantonata l’ho presa, ma ho avuto anche ottime soddisfazioni.

Quando compro una singola azione guardo i fondamentali (rapporto prezzo/utile, indebitamento, leadership sul mercato, …) e ovviamente il dividend yield. Ma la percentuale del dividendo deve essere a sua volta analizzata: bisogna vedere se in passato è sempre stato distribuito, se è stabile o in crescita, se è sostenibile in rapporto agli utili. Non deve interessare un’azione che offre un dividendo del 10% il primo anno ma che poi potrebbe essere tagliato o sospeso, oppure un dividendo superiore degli utili (in questo secondo potrebbe voler dire che per staccare quel dividendo l’azienda si deve indebitare o erodere capitale sociale o riserve).

⌚️ Le cose da scrivere sarebbero tantissime ancora, ma vi ruberei ancora tempo. Aspetto le vostre domande e le vostre richieste di approfondimento alle quali rispondere nei prossimi post.

A presto!

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Enav, Mediobanca fiuta un aumento del dividendo con la privatizzazione – MilanoFinanza.it

Il titolo Enav , in calo dello 0,20% a quota 5,11 euro stamani in borsa, non beneficia delle indiscrezioni secondo cui il governo giallorosso si prepara ad aggiornare entro il 27 settembre l’obiettivo di privatizzazioni per il 2019 previsto dalla nota di aggiornamento al Def da 18 miliardi ad almeno 5-6 miliardi di euro. L’obiettivo del nuovo esecutivo è realizzare le cessioni entro i quattro mesi che mancano alla fine dell’anno.

L’unica strada percorribile in tempi rapidi appare la cessione di quote di società pubbliche alla Cassa depositi e prestiti: tra queste il 53,38% del capitale di Enav  (1,5 miliardi di euro), il 29,7% di Poste Italiane  (3,9 miliardi di euro), il 13,7% di StMicroelectronics  (2,2 miliardi), il 30,2% di Leonardo (2 miliardi), il 68,2% di Mps  (1,2 miliardi) e il 4,34% di Eni  (2,2 miliardi).

Quote di società che nell’ultimo anno e mezzo hanno aumentato sensibilmente la capitalizzazione di borsa, dunque non c’è nessun rischio di svendita. “Lo spostamento di queste società a Cdp comporterebbe un incasso di circa 13 miliardi di euro”, hanno calcolato gli analisti di Equita . “Più complicato sembrerebbe il passaggio del 23,59% di Enel  a Cdp, ai prezzi correnti vale 15,9 miliardi, dato che diversi anni fa l’Antitrust giudicò incompatibile la partecipazione sia in Enel  che in Terna , imponendo alla Cassa di liberarsi del 10% di Enel “.

Tuttavia per Salvatore Pellecchia, segretario generale della Fit-Cisl, privatizzare il restante 53,3% di Enav  di proprietà statale vuol dire “perdere il controllo strategico dei propri cieli in cambio di un abbattimento del debito pubblico pari, più o meno, allo 0,06%: una goccia nel mare”. La storia ha insegnato più volte, ha aggiunto Pellecchia, “che le privatizzazioni sono un errore grave: tolgono allo Stato il controllo di asset strategici, riducono il profilo industriale del Paese e contribuiscono al depauperamento delle posizioni di lavoro, come si evince ad esempio dalle vicende recenti relative alle infrastrutture italiane. Senza contare che si depriva il Paese degli utili prodotti dalle aziende stesse e si peggiorano le condizioni di lavoro”.

“Non è un caso che dopo il 2016, nonostante Enav  sia un’azienda sana e molto ben gestita, che distribuisce utili significativi agli azionisti, è aumentata la pressione sulle lavoratrici e sui lavoratori fino al punto che si ipotizza una riduzione degli impianti attualmente esistenti. Come sindacato mettiamo in guardia il governo dal doversi poi ritrovare a chiudere la stalla a buoi scappati. Enav  controlla i cieli italiani ed è di vitale importanza per il Paese che il possesso dell’azienda sia saldamente in mano statale”, ha concluso il segretario generale della Fit-Cisl.

Peraltro il piano non è nuovo in quanto era già stato proposto alla fine del 2017 e alla fine è stato annullato in seguito al no di Eurostat. A quel tempo, infatti, Eurostat dichiarò che avrebbe imposto al governo italiano di consolidare Cdp nei numeri della pubblica amministrazione con un impatto considerevole sull’ammontare del debito.

“Il trasferimento del controllo a Cdp implicherebbe il deconsolidamento di Enav  dal perimetro della pubblica amministrazione. Pertanto, sarebbe un fattore catalizzatore importante per il potenziale pagamento di dividendi più elevati, dato che oggi il Mef detiene il 53% circa della società ma consolida il 100% del debito”, hanno sottolineato in una nota di oggi gli analisti di Mediobanca  Securities.

D’altro canto, “ricordiamo che il decreto di privatizzazione dell’Enav  ha imposto al Mef di mantenere una quota minima del 51%; pertanto, il decreto dovrebbe essere modificato per consentire al Mef di ridurre la propria partecipazione al di sotto di tale soglia”, hanno precisato gli esperti della banca d’affari. Comunque, se l’operazione dovesse essere completata, “riteniamo che un aumento del dividendo (ai prezzi attuali, il titolo Enav  offre un rendimento del dividendo 2019-2020 del 4,2%-4,5%, ndr) possa diventare uno scenario reale una volta completata la revisione normativa per il terzo periodo di riferimento (RP3) verso la fine dell’anno”.

“Rammentiamo che Enav  oggi ha oltre 400 milioni di euro di riserva distribuibile, circa il 15% della capitalizzazione di mercato, e che un ulteriore 5% circa di valore verrebbe generato dal rilancio della società”, hanno precisato a Mediobanca , ribadendo il rating outperform e il target price a 5,30 euro sull’azione, anche grazie ai buoni dati di agosto sul traffico di rotta in Italia (73% del fatturato di Enav ).

Secondo i dati pubblicati da Eurocontrol, il traffico di rotta in Italia, che riguarda il sorvolo dello spazio aereo italiano con o senza scalo, ha registrato una forte crescita anche ad agosto: +8%, leggermente sotto il trend di luglio (+9,1%), ma con una velocità superiore rispetto ai primi sei mesi dell’anno (+7,4%). Agosto vale il 10% circa del traffico annuo.

“A nostro avviso, si tratta di numeri complessivamente positivi per Enav  poiché evidenziano che i vettori aerei apprezzano l’elevata qualità del servizio della società nonostante il suo costo elevato: 78 euro per unità di servizio è la seconda tariffa più alta in Europa e che i risparmi in termini di puntualità superano quelli raggiungibili percorrendo rotte più lunghe in paesi con tariffe più basse. È interessante notare che la crescita delle unità di servizio ben al di sopra di quella dei voli, 9,1% contro 3,8%, implica rotte più lunghe e/o velivoli più grandi”, hanno osservato gli analisti di Mediobanca .

“Mentre continuiamo a ritenere che la maggior efficienza che Enav  offre alle compagnie aeree renderà lo spazio aereo italiano sempre più attraente, evidenziamo che il forte recupero del traffico nell’anno fiscale 2018-2019 sta portando a un elevato grado di utilizzo del saldo accumulato in passato senza alcuna generazione di saldo aggiuntivo”, prevedono gli analisti di Mediobanca .

“Il traffico di rotta nei primi 8 mesi si chiude con un +7,8% rispetto a una nostra stima per tutto l’esercizio 2019 di +6%. Il confronto nei prossimi mesi rimarrà molto sfidante”, hanno commentato anche gli analisti di Equita  (rating buy e target price a 5,4 euro), aggiungendo che il dato sul traffico è superiore rispetto a quanto registrato dal settore nel suo complesso (+2,7% ad agosto) e rispetto ai principali paesi europei (Germania +0,4%, Francia +1,4%, Gran Bretagna +3,5%).
— Leggi su www.milanofinanza.it/news/enav-mediobanca-fiuta-un-aumento-del-dividendo-con-la-privatizzazione-201909160940062288

Ubs, chi comprare e chi vendere fra i big pharma – MilanoFinanza.it

Le blue chip farmaceutiche europee hanno messo a segno una performance del 16% da inizio anno, mentre quelle Usa sono scese in media del 5%. Chi ha ulteriori potenzialità di rialzo e chi è invece sopravvalutata? Rating e prezzi obiettivo degli analisti di Ubs.

1) Bayer . Rating positivo (buy) e target price 110 euro, del 64% superiore alle quotazioni attuali (66,99 euro). Il rendimento della cedola è 4,2% nell’esercizio 2019 e 4,5% nel 2020. Il titolo, che capitalizza 72,4 miliardi di dollari, tratta 9,8 volte l’utile di quest’anno e 8,7 quello del prossimo. La performance da gennaio è +24%.

2) Sanofi . Rating buy e prezzo obiettivo 87 euro, che implica un potenziale di rialzo del 6,6% dalle quotazioni attuali. Il dividend yield è 3,8% nell’esercizio 2019 e 3,9% nel 2020. Il gruppo francese, che capitalizza 112 miliardi di dollari, è scambiato 14 volte l’utile di quest’anno e 12,8 quello del prossimo. La performance da gennaio è +8%.

3) Roche. Rating positivo (buy) e target price 300 franchi svizzeri, del 9,4% superiore alle quotazioni attuali (274,15 franchi svizzeri). Il rendimento della cedola è 3,3% nell’esercizio 2019 e 3,4% nel 2020. La blue chip, che capitalizza 236,8 miliardi di dollari, tratta 14,2 volte l’utile di quest’anno e 13,9 quello del prossimo. La performance da gennaio è +13%.

4) Novo Nordisk. Rating buy e prezzo obiettivo 375 corone danesi, che implica un potenziale di rialzo del 5% dalle quotazioni attuali. Il dividend yield è 2,4% nell’esercizio 2019 e 2,6% nel 2020. Il gruppo danese, che capitalizza 127,8 miliardi di dollari, è scambiato 22 volte l’utile di quest’anno e 18,8 quello del prossimo. La performance da gennaio è +20%.

5) Eli Lilly. Rating positivo (buy) e target price 131 dollari, del 14% superiore alle quotazioni attuali. Il rendimento della cedola è 2,3% nell’esercizio 2019 e 2,6% nel 2020. Il gigante Usa, che capitalizza 106 miliardi di dollari, tratta 20 volte l’utile di quest’anno e 16,7 quello del prossimo. La performance da gennaio è -1%.

Chi è salito troppo:

1) AstraZeneca. Rating negativo (sell) e prezzo obiettivo 5.400 pence, inferiore alle quotazioni attuali (7.255 pence). Il rendimento della cedola è 3,1% nell’esercizio 2019 e in quello 2020. Il titolo, che capitalizza 113 miliardi di dollari, è scambiato 25,4 volte l’utile di quest’anno e 22 quello del prossimo. La performance da gennaio è +24%.

2) Glaxo SmithKline. Rating neutrale e target price 1.610 pence, contro un prezzo attuale di 1.715 pence. Il dividend yield è 4,7% in entrambi gli esercizi. Il titolo, che capitalizza 103,8 miliardi di dollari, tratta 15 volte l’utile di quest’anno e del prossimo. La performance da gennaio è +15%.

3) Merck . Rating neutrale e prezzo obiettivo 96 euro, inferiore alle quotazioni attuali (98 euro). Il rendimento della cedola è 1,3% nell’esercizio 2019 e in quello del 2020. Il titolo, che capitalizza 47 miliardi di dollari, è scambiato 17,6 volte l’utile di quest’anno e 16 quello del prossimo. La performance da gennaio è +9%.

4) Novartis. Rating neutrale e target price 90 franchi svizzeri, in linea con le quotazioni attuali. Il dividend yield è 3,3% in entrambi gli esercizi. Il gruppo elvetico, che capitalizza 208 miliardi di dollari, tratta 17,5 volte l’utile di quest’anno e 16,3 quello del prossimo. La performance da gennaio è +20%.

5) Vifor Parma. Rating sell (vendere) e prezzo obiettivo 120 franchi svizzeri, inferiore alle quotazioni attuali (158,35 franchi). Il rendimento della cedola è 1,2% in entrambi gli esercizi. La mid cap elvetica, che capitalizza 10,4 miliardi di dollari, è scambiato 35 volte l’utile atteso nel 2020. La performance da gennaio è +48%.
— Leggi su www.milanofinanza.it/news/ubs-chi-comprare-e-chi-vendere-fra-i-big-pharma-201909121726311573

AbbVie: The 6.5% Yield Window Won’t Stay Open Much Longer – AbbVie Inc. (NYSE:ABBV) | Seeking Alpha

riassunto

Il prezzo delle azioni di AbbVie conosceva solo una direzione per quasi due anni come una fallita acquisizione multimiliardaria, un’acquisizione annunciata di 63 miliardi di dollari e la fine del ciclo di vita per HUMIRA hanno alimentato il pessimismo.

Il titolo ha ceduto oltre il 6% per un periodo prolungato, ma tale finestra potrebbe chiudersi in qualsiasi momento una volta che gli investitori diventano più positivi nel business di AbbVie e nella sua strategia.

Mentre AbbVie continua a commerciare a valutazioni rock-bottom, rimane una delle migliori opportunità a lungo termine per la generazione di reddito.

Con i mercati che si aspettano tassi di interesse più bassi piuttosto che più elevati e con rendimenti sui titoli dei dividendi popolari al di sopra delle medie storiche in mezzo all’elevata volatilità in un mercato che può scoppiare o scendere su qualsiasi tweet, si desidera possedere azioni di qualità la cui attività non è essenzialmente influenzata dalla guerra commerciale a meno che alla fine si trasformi in una recessione.

Uno di questi titoli è Ad alto rendimento AbbVie (ABBV). Molti lo amano, molti lo odiano, ma non importa quale sia la tua opinione, il fatto che stia pagando un rendimento da dividendo del 6,5% è “reale”. Anche “reale” è il fatto che questo dividendo è attualmente coperto in modo sicuro e questo flusso di reddito regolare e massiccio può aiutare gli investitori a superare i mercati indotti dalla volatilità. AbbVie ha messo alla prova la nostra capacità di risentire, con lo stock che ha perso quasi la metà della sua valutazione da quando ha raggiunto il suo massimo storico all’inizio del 2018, poiché il suo farmaco blockbuster HUMIRA protetto da brevetto perderà presto questa protezione e dovrebbe vedere le vendite affondare. Per combattere questa grave minaccia e rischio, AbbVie sta assumendo un altro grande rischio acquisendo Allergan (NYSE:AGN) per 63 miliardi di dollari.

— Leggi tutto l’articolo in inglese su seekingalpha.com/article/4290681-abbvie-6_5-percent-yield-window-stay-open-much-longer

Conti Equita Group, i numeri del primo semestre 2019 e le indicazioni sul dividendo 2020 | SoldiOnline.it

Equita Group ha terminato il primo semestre del 2019 con un margine di intemediazione di 25,49 milioni di euro, in flessione del 31% rispetto ai 36,34 milioni ottenuti nei primi sei mesi dello scorso esercizio, in conseguenza alla diminuzione dai ricavi da investment banking. In diminuzione anche l’utile netto, passato da 7,56 milioni a 4,03 milioni di euro.
A fine giugno il patrinomio netto era pari a 74 milioni di euro, rispetto agli 80,1 milioni di inizio anno. Alla stessa data il Total Capital Ratio era pari al 25% ampiamente al di sopra dei limiti prudenziali.
 
Il management di Equita Group si attende per il secondo semestre 2019 un andamento coerente con quello del primo semestre in termini assoluti di ricavi e di marginalità netta percentuale. Questa previsione comporterebbe ricavi netti per l’intero 2019 in diminuzione del 15% (comunque in miglioramento rispetto al -31% del primo semestre 2019) e una marginalità netta percentuale intorno al 15% (in linea con il primo semestre 2019).
Inoltre, il management ritiene di poter proporre all’assemblea la distribuzione di un dividendo 2020 (relativo all’esercizio 2019) tra 0,18 euro e 0,2 euro per azione (rispetto agli 0,22 euro distribuiti a maggio 2019).
— Leggi su www.soldionline.it/notizie/azioni-italia/conti-equita-group-primo-semestre-2019-dividendo-2020

Anima promossa dagli analisti, buy – MilanoFinanza.it

I dati della raccolta netta del mese di agosto pubblicati da Anima  hanno convinto gli analisti delle principali case di investimento che rinnovano la fiducia verso il titolo. Ma ecco nel dettaglio perché gli analisti promuovono Anima . A partire da Banca Imi, che conferma il giudizio buy, ma alza il prezzo obiettivo da 4,2 a 4,5 euro. Gli analisti ricordano appunto che la holding ad agosto ha registrato un afflusso netto totale di 23 milioni di euro (escluse le deleghe assicurative di ramo I), un dato che porta il saldo da inizio anno a -359 milioni di euro.

Il totale degli asset in gestione è pari a circa 187,22 miliardi di euro a fine agosto, rispetto ai 184,25 miliardi di euro di fine luglio, grazie a un forte effetto positivo sulla performance. “Grazie all’impatto positivo della performance di luglio e agosto, abbiamo aggiornato le nostre stime per il periodo 2019-2021”, dicono gli analisti di Banca Imi che aggiungono: “Manteniamo la nostra visione positiva perché riteniamo che l’azione sia sottovalutata”.

Conferma il giudizio buy anche Banca Akros, che fissa il target price a 4,3 euro. “Consideriamo il dato di raccolta di agosto come una notizia neutra perché i numeri sono risultati in linea con le nostre attese. Considerando la stagionalità, il settore retail sta ancora migliorando e la società ha un outlook positivo per la raccolta netta nel secondo semestre”, dicono gli analisti di Banca Akros.

Intanto Mediobanca  Securities, che a luglio aveva alzato il giudizio sul titolo Anima  ad outperform (prezzo obiettivo a 4,6 euro), conferma la valutazione positiva sull’azione. “Ci aspettavamo una ripresa dei flussi e questa si è concretizzata”, dicono gli analisti di Mediobanca  Securities che considerano ancora l’azione sottovalutata.

Inoltre gli esperti aggiungono: “Ci teniamo a ricordare l’aumento di 3,2 miliardi di euro delle riserve tecniche Vita che Anima  gestisce per conto di Poste Italiane  a causa del calo dei tassi verificatosi ad agosto. Considerando la remunerazione di 2,2 punti base ottenuta da Anima , l’aumento delle attività di Poste genera 700 mila euro di commissioni aggiuntive. Non un aumento drammatico, ma qualcosa che vale la pena considerare”, concludono gli analisti di Mediobanca  Securities. Infine, conferma buy anche Equita  Sim che fissa il prezzo obiettivo a 5 euro. Anima  oggi a Piazza Affari tratta a 3,4 euro (-0,64%).
— Leggi su www.milanofinanza.it/news/anima-promossa-dagli-analisti-buy-201909101106493685